
Fermo davanti al foglio bianco. Il bianco diventa asfalto, e l’asfalto si bagna di pioggia. Ci cammino sopra e mi si bagnano i piedi.
Vedo un gatto che sonnecchia sul tettuccio di una macchina. Ma che hanno i gatti? Dormono sempre, non si rendono conto che si perdono la maggior parte della loro vita in questo modo? Certo un gatto potrebbe obiettare (un gatto parlante) che nella vita del gatto non c’è molto spasso, mica posso giudicare con parametri umani la vita gatta, io gli risponderei che non è vero, ai gatti ci sono cose che riescono benissimo e che possono riempire una vita intera, “ci riesce bene dormire” direbbe lui teso in uno sbadiglio e chiuderebbe gli occhi sonnacchioso.
E io dovrei dargli ragione a quel gatto di merda. Ma che hanno i gatti? Qualcuno dovrebbe dargli una lezione.
Serial killer di gatti. Inizio con quelli più colorati, se non altro perché si vedono meglio. Giro con una catena con su attaccato un bel gancio da macellaio, al primo gatto che incontro faccio roteare il gancio e mi salvo per miracolo dalla decapitazione quando questo, e ringrazio ancora il cielo, si conficca nel cranio di una vecchia gattara alle mie spalle.
Cambio arma, rivedo gli schemi, vado a fare una guerra mica la sagra della raclette.
Fionda, cerbottana e coltellaccio nuovo rubato a mia madre. Ora sono competitivo, ma mi scontro subito con un particolarità del nemico: il gatto fugge. Maledetto, non mi affronta neanche quando mi presento con toni cavallereschi. Acchiapparli è difficile, poi la cerbottana non la so usare e la fionda me la do fissa sulle dita e quello che dovrebbe essere un’attacco a sorpresa diventa una carica con potente urlo di guerra. I gatti cosi non ce li freghi.
Mi demoralizzo, ho bisogno di riscatto. Un riscatto che si può trovare solo nell’alcol o nella break dance da strada. Provo entrambe le cose: ricovero con prognosi riservata di 60 giorni.
Avrò tempo per riflettere.
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